Libri

“Porcini sull’asfalto” di Iacopo Bianchi

Titolo: “Porcini sull’asflato”

Autore: Iacopo Bianchi

Genere: Giallo/Noir

DISPONIBILE IN CARTACEO E IN EBOOK

35192934Trama:

Un bambino scompare nel nulla inghiottito dalle gelide acque dell’Arno davanti ai suoi amici. Una famiglia distrutta e un gruppo di ragazzi che cresce insieme, aggrappato a un bar di quartiere e al suo barista rustico e paterno. Ognuno diverso, ma tutti venuti su come funghi porcini, nello stesso sottobosco urbano. Ambientato nella Firenze degli anni Novanta, tra asfalto, periferia e vita di strada, “Porcini sull’asfalto” è un romanzo noir che tocca i grandi temi della vita: l’amicizia, la sofferenza, l’amore, il gruppo, Baggio alla Juve…

VOTO: 4,5/5

 

Nonostante pochi giorni dalla fine di questo libro, rimango convinta che il voto sia più che meritato.

Il mio obiettivo per questa recensione era simulare il libro. Ovvero passare tutto il tempo a depistarvi e poi stupirvi alla fine. Un bel pensiero, veramente bello, ma non credo ci riuscirò. Gli effetti speciali non li ho, perciò parliamo del libro. Andiamo e non cincischiamo, insomma.

Libro inviatomi dalla BookABook su mia richiesta.

Dopo questa frase, mi sento un attimo in dovere di dire due parole. Questa recensione non è di parte. Non è che, perchè mi hanno mandato questo libro, loro mi hanno comprato. Per nulla. Se questo libro non mi fosse piaciuto o avessi avuto problemi a recensirlo, cosa che stava per succedere, ora non saremmo qui a parlarne e alla casa editrice sarebbe già arrivata una mia mail dove esponevo il problema. Fortunatamente non è successo perchè questo libro, nel suo piccolo, appena 100 pagine, è riuscito a stordirmi.

Una storia ambienta alla periferia di Firenze e con un arco temporale che va dal 1985 al 2005, costellato di avvenimenti successi in alcuni anni di questo periodo.

Questo libro narra le vicende di un gruppo di amici che rimango insieme dalle elementari fino a oltre l’università. Una vita caratterizzata da due avvenimenti traumatici. La scomparsa di uno di questi bambini, durante una visita clandestina ad un manicomio ormai chiuso, e l’uccisione di un ragazzo che frequentava il bar di Alfio.

Questi due avvenimenti convincono ben poco i ragazzi che, nel loro piccolo, da grandi si metteranno ad indagare su queste due vicende che, apparentemente distinte, si riveleranno collegate sin dall’inizio.

E’ ben scritto. La lettura scorre che è un piacere anche se, per alcuni riferimenti a personaggi di quei tempi, non è stato facile perchè, non conoscendoli, mi veniva difficile immaginare il personaggio che si stava descrivendo. Meno male che esiste Google o ora avrei degli enormi punti di domanda su alcuni di loro. Le descrizioni sono abbastanza sintetiche per permettere al lettore di ambientarsi, quando necessario, e adeguate quando la scena richiede più dettagli.

Devo dire che ho passato quasi tutto il libro a pormi domande perchè non mi convinceva, quasi mi annoiava. Non c’erano avvenimenti clou, scene d’azione o rivelazioni shock. Forse sono molto più abituata ai gialli e thriller che il noir mi sembra stonare, mi sembra piatto, lento. Queste osservazioni, purtroppo, mi ritrovo sempre a farle quando ormai sono a metà libro e solo da lì apprezzo il libro al 100%, cioè quando ho capito lo stile. Quando sono arrivata all’ultimo capitolo ho pensato che ora si arrivava alla soluzione di tutto. Non è stato così. Come ho terminato l’ultimo capitolo, termina la scena che pensavo avrebbe rivelato il tutto. Un po’ come i classici telefilm polizieschi. L’attore che dice “E’ ora di dire la verità” e tu sei lì pronta a sentirla e finisce l’episodio. La prima cosa che fai è imprecare e dire agli autori che sono sadici. Un po’ Iacopo Bianchi lo ha fatto. Ti ha cullato così lentamente durante tutto il libro fino a farti rilassare, quasi come si fa per far addormentare i bambini, per poi darti un pugno sui denti con l’epilogo che non avresti mai e poi mai previsto. Insomma, tu sei lì con la palpebra mezza calata e sbam! Cala il full di assi con una maestria che non mi aspettavo. Un epilogo che può essere imparato solo da mamma Shonda Rhimes.

In tutta onestà, pensavo che il libro ruotasse intorno alla scomparsa del bambino, ma in realtà sono questi avvenimenti, la scomparsa e l’assassinio, che aleggiano sopra la quotidianità di questi ragazzi. Ragazzi che crescono, vivono le loro vite tra amicizia, amori, partite di calcio e la fede per la Fiorentina. Ragazzi normali che continuano le proprie vite, guardandosi indietro e pensando alle persone che non ci sono più. Amicizie uniche che partono da quando si è piccoli e pischelli fino a quando si diventa grandi (e ancora un po’ pischelli).

 

Riassumendo. Un libro breve che ti culla. Una narrazione scorrevole e calma, senza avvenimenti che ti travolgono eccessivamente, tranne l’epilogo. Quello ti stronca immediatamente. Un libro consigliato per gli amanti del genere e a chi vuole leggersi ogni tanto un giallo. Ricordate quello che sto per scrivere. E’ risaputo che il colpevole è sempre il maggiordomo. Bene. Ora dimenticatevelo. Il colpevole e la verità non potrete mai prevederli, a meno che non siate la Signora in Giallo. Lei azzecca sempre tutto, oltre a causare le morti, ovviamente.

3 pensieri su ““Porcini sull’asfalto” di Iacopo Bianchi”

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