Interviste

Intervista doppia a….@Mirya_76 & @endif1

Si, sono tornata!

Avete letto bene. Ho deciso di intervistare loro come ritorno alla vita di blogger. Con una è stato un piacere, con l’altra un pò meno (si, Mirya, ce l’ho con te per l’ultima domanda).

Lascio spazio all’intervista perchè è lunga (Word mi dice 7 pagine) ! Divertitevi a leggere le risposte, come mi sono divertita io.

 

INTERV MIRYA E ELLA

 

I contatti di Mirya: 

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I contatti di Ella M. Endiff:

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Grazie per aver accettato la mia stramba proposta di intervista doppia. Voi siete le prime autrici italiane che intervisto e siete anche quelle che conosco personalmente (no, non carnalmente).  Spero di non fare qualche castronata perché so che siete state intervistate da persone con molta più esperienza di me. Vi chiedo perdono già adesso.

 

Avete qualche rituale quando scrivete? E, no, non sacrificale

Mirya: Maledico una certa blogger che mi ha appena rubato la risposta. E d’ora in poi la maledirò ogni dannatissima volta in cui mi accingerò a scrivere.

Ella: I fazzolettini di carta. Quelli non devono mai mancare sulla mia scrivania. E se devo scrivere una lemon, preferisco, oltre a quelli, anche un po’ di alcool in corpo…

 

I vostri libri di debutto (‘Di carne e di carta’ per Mirya e ‘Manuale della perfetta adultera’ per Ella M. Endif) sono frutto di vostre fan fiction. Qual è stato il passaggio da ‘pubblichiamo su un sito’ a ‘pubblichiamo un libro’?

Mirya: I passaggi sono almeno tre: si apre una nuova scheda su Chrome, si digita ‘Amazon’ invece di ‘efp’ e poi si procede alla pubblicazione. Ma prima di tutto questo c’è stato il passaggio attraverso il marito: «Perché non rivedi e pubblichi Di carne e di carta?» «OK.» Passo sempre in fretta, attraverso il marito.

Ella: Le tante recensioni ricevute su EFP. I tanti messaggi di supporto ad un’eventuale pubblicazione. La voglia di mettermi alla prova per superare un livello che già consideravo buono, ma che non mi convinceva del tutto. Il desiderio di impegnarmi in qualcosa di difficile e di vederne il risultato finale.

 

Quali sono le difficoltà che incontrate quando scrivete un libro o le vostre storie?

Mirya: Mancanza di tempo e spazio. Mi tocca scrivere di sghembo sul divano, col computer in bilico da qualche parte, mentre il piccolo demone gioca di fianco a me cantando ininterrottamente: «Cicciobello ha la bua come te». Riesco a ritagliarmi qualche mezz’ora di silenzio alla notte, tra un compito in classe e una lavatrice da stirare, ma se mi limitassi a quella scriverei un libro ogni vent’anni. Perciò rubo tempo e spazio quando posso. Mentre scrivevo questa risposta, ad esempio, l’essere immondo mi è venuto addosso quattro volte:  una per chiedermi la banana, un’altra un regalino, un’altra di cercargli nelle tasche del giubbino e un’altra per sapere se può aprire il frigo. Ora sto per infilare la banana nel suo giubbino e lui nel frigo.

Ella: Prevalentemente logistiche. Gli impegni famigliari, lavorativi portano via tanto tempo e scrivere è spesso un momento rubato qui e lì. Quasi sempre all’alba o a notte fonda. Mai avuto il blocco dello scrittore, ma ho spesso dovuto superare i blocchi che la vita di tutti i giorni mette alla scrittura.

 

Scriverete ancora storie di Fanfiction o vi dedicherete solo alla scrittura di libri?

Mirya: Ma non dovevamo invece fondare insieme un gruppo musicale? Io mi sto allenando col triangolo!

Ella: Le fanfiction continuano a rivestire grossa importanza nel mio percorso di autrice. Se prima erano un buon allenamento alla scrittura, ora sono una pausa, un modo per potermi esprimere con scioltezza e svagare dall’impegno più corposo della stesura di un romanzo. Restano il fulcro della mia ispirazione creativa.

 

Da dove prendete l’ispirazione per le vostre storie? Esperienze personali, avvenimenti attuali, libri, o solo la tua immaginazione? 

Mirya: Dovevo sceglierne una? Ops… (Bella Swan dicendo così ci ha guadagnato l’immortalità.)
E non dimenticare, tra i libri, i classici a cui si pensa meno. In “Trentatré”, ad esempio, Ariosto è predominante.

Ella: Vorrei poter dire di aver preso spunto dalle esperienze personali (beh, insomma…), ma un Trevor, nella mia vita, non l’ho mai incontrato. Il bagaglio di conoscenza soggettiva è sicuramente fondamentale: non penso che per scrivere di maternità sia necessario essere madri, ma c’è un piccolo valore aggiunto che emerge in una frase o un pensiero, che fa ammiccare un lettore consapevole e gli fa dire “sì, è proprio così”. Di norma – e questo me l’ha insegnato l’università – non è saggio addentrarsi in argomenti di cui non si è padroni o, se lo si fa, è necessario averli prima sviscerati a fondo. Sopra ogni cosa, però, l’ispirazione per me è come un lampo: spunta senza preavviso e mi si imprime a fuoco nella mente.

 

Sia in ‘DCeDC’ che in ‘Manuale della perfetta adultera, ci sono due protagonisti maschili che non possono essere ignorati sia per la loro bellezza che per il loro atteggiamento. Voglio sapere, ma esistono nella realtà o ci state illudendo come le fiabe Disney?

Mirya: Ma certo che esistono nella realtà. Dopo l’assunzione di un’adeguata quantità di alcol, potete vederli praticamente in ogni uomo che incontrate per strada.

Ella: Come detto sopra, un Trevor non l’ho mai incontrato di persona. Ma questo vale anche per gli altri personaggi del mio libro. In ognuno di essi, però, c’è un po’ di qualcuno che conosco o un comportamento di cui ho avuto esperienza in maniera più o meno diretta. Il personaggio di Trevor ha un grosso carisma, ma è anche pieno di difetti (ci sono. Guardate bene che ci sono) e questo è il motivo per cui risulta appetibile: se fosse solo bello e figo, annoierebbe. Il fatto che sbagli, che abbia degli atteggiamenti dispotici, che manipoli le persone per sfiducia nel prossimo non lo rende perfetto, ma lo rende vero. E l’imperfezione è ovunque e in ogni luogo… basta solo decidere quale fa al caso nostro!

 

Io so, perché lo so, che in ‘DCeDC’ hai usato persone che esistono realmente in carne ed ossa. Come sei riuscita a convincerli a prestare parte di loro alla tua storia?

Mirya: Ripagandole in natura: ho usato le mele del vecchio Giò. E in alcuni casi reticenti l’ananas di Consuelo.

 

Ella, scrivere il tuo libro è stato difficile, visto la tematica trattata?

Ella: Sì e no. L’adulterio è un argomento spinoso, che porta a delle prese di posizione anche piuttosto rigide. Ho sempre fatto molta attenzione a non esprimere nessun giudizio personale a riguardo ma è un comportamento che non approvo. Meno ancora però acconsento all’annullamento dell’individuo, al sopruso, all’annichilimento delle coscienze. “L’adulterio è moralmente inaccettabile” Sì, ma perché? “Io non tradirei mai” Ne sei proprio sicuro? E se…

Ecco, la tematica si prestava a riflessioni diversificate e, devo ammetterlo, ho un debole per i neuroni che galoppano…

 

Questa è una domanda che mi è comparsa nella mente dopo che ho scritto quella sopra. Secondo voi cosa è peggio tra la violenza fisica e quella psicologica?

Mirya: Quella psicologica, perché distrugge senza che la vittima si renda conto di essere distrutta, perché non appare dall’esterno e non si può dimostrare, perché non spinge gli altri al sostegno e all’aiuto come la violenza fisica, ma solo a una lunga serie di ‘ma cosa vuoi che sia’. E perché prima o poi sfocia nella violenza fisica, ma a quel punto la vittima non sa nemmeno più riconoscerla come tale.

Ella: La violenza fisica è un sopruso, che rende vile chi se ne macchia: dove non riescono a giungere le parole, arrivano le mani. È un fallimento, ma spesso è quel fondo che, una volta raggiunto, fa alzare la testa per intravedere la via d’uscita. La violenza psicologica è molto, molto più subdola: annulla la persona, rade al suolo un carattere. Non c’è un livello di bassezza, secondo me, sul quale paragonarli. Ma temo che quella psicologica sia molto più difficilmente superabile.

 

Lo ammetto. Non ho ancora letto ‘Trentatré’, ma è il prossimo che leggerò. Puoi dire qualcosa sul libro?

Mirya: Certo: qualcosa. Giuro che l’ho detto seduta sul Kindle.

Ella: Leggilo subito!

 

Quali sono i vostri progetti per i prossimi libri? Altri romanzi rosa o qualcosa di completamente diverso?

Mirya: Una distopia, cinque fantasy, una roba che se piangerete definirò tragica e se riderete spaccerò per comica, un horror e infine un coso che per definirne il genere dipende da che parte lo guardi e in quale ora del giorno. Saranno tutte storie d’amore (sono sempre storie d’amore), ma nessuna sarà rosa: è un colore che aborro. Userò copertine di altri colori.

Ella: C’è in cantiere (molto, molto cantiere) un altro romanzo. Rosa, nel senso che conterrà la componente sentimentale (non riesco ad immaginare un mio libro che ne sia privo), ma avrà spazi più ampi. Proprio come il “Manuale” non è mai stato solo un romanzo erotico.

 

Voi siete due autrici che avete pubblicato da sole i vostri libri. Come vi siete sentite quando avete cliccato ‘pubblica’?

Mirya: Stanchissima: per pubblicarlo in tempi decenti dormivo pochissime ore per notte da mesi. Ma se invece vuoi sapere come mi sono sentita quando ho scritto l’ultima parola e capito che, correzione dei refusi a parte, il libro era finito: leggera, libera, in pace.

Ella: Panico. E Mirya ne è testimone. E liberazione. E Mirya ne è testimone.

 

Come mai la decisione di pubblicarvi da sole, affidandovi al servizio di pubblicazione di Amazon?

Mirya: Perché le cosiddette ‘proposte’ che avevo ricevuto in precedenza mi avevano lasciata molto perplessa; e informandomi sul mondo editoriale ho sentito che in quel momento non era ciò che stavo cercando, anche perché non credevo che qualcuno fosse interessato a leggermi al di fuori da efp né pensavo di potermi imporre dei tempi di consegna, dato che ho un altro lavoro, una famiglia e una casa e che tutte queste cose per me hanno la priorità. Insomma, non ritenevo di poterne fare un ’mestiere’. Non lo ritengo nemmeno ora, però nel frattempo ho scoperto quanto sono in grado di disciplinarmi nello scrivere e mi sono stupita da sola. Ogni tanto mi faccio la ola per incoraggiarmi. Poi però mi viene mal di schiena: l’età che avanza.

Ella: Come ho avuto modo di dire anche in un’altra intervista, i tempi dell’editoria tradizionale. Temevo di non riuscire a scrivere altro se non avessi concluso il percorso iniziato con il primo romanzo e ho dovuto chiudere un portone per aprire la mente. Se tornassi indietro, ripubblicherei con Amazon perché è stato un viaggio arduo, ma ricco di soddisfazioni.

 

Facciamo un po’ di gossip. Avete ricevuto qualche offerta di pubblicazione da qualche casa editrice? Se si, cosa avete deciso di fare?

Mirya: Salve, io sono quella che ti ha appena parlato di ‘proposte’ e che stai intervistando perché si è autopubblicata su Amazon… ricordi? E dunque, come dico sempre ai miei studenti: fatti una domanda e datti una risposta.

Ella: Ho ricevuto una richiesta di valutazione editoriale da una casa editrice molto nota, meno di un mese fa. Però shhhhh, non diciamolo a nessuno. Per il fare… beh, vedremo alla prossima intervista!

 

Questa domanda mi piace un sacco!! In America, alcuni autori tendono a lavorare insieme per la stesura di un libro. Avete mai pensato di farlo? O qualcuno vi ha proposto una collaborazione?

Mirya: Per un libro no, ma per una fanfiction ci ho pensato e mi è stato anche proposto, solo che non si è mai trovato il tempo di farlo. Credo che i requisiti primari per poter scrivere insieme siano la stima reciproca ma anche la possibilità di incastrarsi temporalmente; perciò a ripensarci adesso credo che potrei riuscirci proprio con Ella: lei scrive all’alba, io di notte. Se vivessimo insieme non ci incontreremmo nemmeno e dovremmo comunque limitarci a scriverci: probabilmente saremmo la coppia perfetta.

Ella: Certo che ci abbiamo pensato!

 

Ma questa domanda mi piace ancora di più. Lavorereste mai insieme per scrivere un libro?

Mirya: Come conseguenza della risposta precedente: certamente no. A meno che lei non dica di sì. Evito sempre di mettermi nelle condizioni di potermi sentire rifiutata.

Ella: E chi dice che non lo stiamo già facendo…?

 

Ora qualche domanda su di voi così  da farvi conoscere un po’, almeno dal punto di vista letterario.

Che genere di libri vi piace leggere?

Mirya: Quelli belli.

Ella: Non c’è un genere in particolare. Ho letto e leggo di tutto e mi affido all’ispirazione del momento per la scelta del prossimo, senza seguire un filone particolare. Sono un’affamata di conoscenza.

 

Qual è l’ultimo libro che hai letto?

Mirya: Chiedimelo il giorno prima di pubblicare: ti dirò quello finito quel giorno.

Ella: Trentatré!

 

L’autore e il tuo libro preferito?

Mirya: Nella lettura sono una donna promiscua: cambio spesso amori e preferenze. Posso dirti i libri a cui ho dato il voto massimo quest’anno, che sono tutto sommato pochi (sono sempre stretta di voti, deformazione professionale): A. Baricco, Smith & Wesson (ma non è all’altezza di Novecento, perciò non ne sono del tutto convinta), R. Rowell, Fangirl; M. Zusak, La ladra di libri; S. King, On writing, Il miglio verde; A. Dumas, Il conte di Montecristo; M. Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere; Luca di Fulvio, La ragazza che toccava il cielo (ma il suo capolavoro è La gang dei sogni); S. Freud, Cinque conferenze sulla psicoanalisi; F. Falconi, Gray.

Ella: Ehhhhhh, ma qua vogliamo far addormentare i lettori del tuo blog? Troppissimi. Non riuscirei mai a far torto a uno, preferendo un altro e sono abbastanza solidale da non sciorinare tutto l’elenco. Oriana Fallaci è la scrittrice che mi ha avvicinata alla lettura in maniera seria e ti cito “Lettera a un bambino mai nato” come libro che ha lasciato un marchio indelebile dentro di me.

 

Se vi chiedo quale libro devo assolutamente leggere ora, in questo istante. Quale libro sarebbe?

Mirya: Dovresti dirmi come stai, come ti senti, come ti vanno le cose. Il più bel libro del mondo, letto al momento sbagliato, diventa il più brutto libro del mondo; e questo è un peccato per il lettore, che si sente incompreso dal libro, ma anche per il libro, che si sente incompreso dal lettore. Entrambi perdono una meravigliosa possibilità e un po’ della loro magia, se non si incontrano al momento giusto (e lo stesso vale per un libro e il suo scrittore: è sempre questione di tempistica, altrimenti resti mesi su pagine che potrebbero essere belle e invece escono orrende).

Per quel poco che ti conosco, credo che tu abbia bisogno di qualcosa di divertente e importante allo stesso tempo, di un incoraggiamento ma anche di un sorriso. Ti direi qualcosa di Benni: probabilmente Comici spaventati guerrieri. Ma con la promessa di mollarlo subito se non te ne innamori dopo le prime tre pagine, in modo da non perdere magia.

Ella: “La gang dei sogni “di Luca di Fulvio. E “Trentatré”, di Mirya!

 

Volete dire qualcosa ai vostri fan o follower?

Mirya: Grazie davvero di sostenermi: per me siete tutti nodi dei fili che D illumina per Grace, come io lo sono per voi. E restate con noi del lato oscuro: abbiamo i biscottini. Naturalmente ripieni di mele.

Ella: Dovrete sopportarmi ancora…

 

Siamo alla fine di questa intervista e ho deciso che ogni intervista deve finire con il ‘Momento Marzullo’. Quindi… Fatevi una domanda e rispondete.

Mirya: Che fai, mi rubi le battute? Per punirti faccio il contrario: ti do una risposta e poi ti lascio cercare la domanda. E la risposta è: nei nomi.

Ella: La mia domanda è per Mirya, perché lei conosce già la mia risposta: quando fuggiamo insieme a Parigi?

E per finire….. Ecco a voi Mirya e Ella!!

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Grazie ancora donne per avermi dato l’opportunità di intervistarvi. E’ stato un piacere e vi adoro!!

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